"Unsaid": 2021, oil on canvas 120 x 100 cm (47,2 x 39,4 in)

Since birth, we are indoctrinated to interpret reality through distinctive categorizations, with the superficial belief that to the complexity of life, must correspond, an action of banale cataloging.  Our existence is infinitely more stratified, it is a merging of events that overlap and in which the fallacious black-white distinctions are replaced by a truth visible solely in a dimension of reciprocity.
My work intends to investigate this reality of constant hybridization. 

I observe the living and experience the unrequited need for stasis which unites us.  This perpetual motion in search of peace moves my painting towards a primitive chase of color.  Stratifications of color impose themselves on one another, creating unexpected notes.  Action and reaction, imposition and resistance are some of the generative dynamics which allow me to directly investigate the hybrid relations of the living.  The pigment seems to escape the surface through material extroflections giving the painting a sculptural element. The physical stroke follows the intention of an orthogonal orientation but the organic and accidental color layers are free from any conditioning.  Thus manifesting, in its dystonia, the elusiveness of a reality which is too complex for the human soul and therefore the frailty of the languages called upon to comprehend it. We are faced with a painting which is hybrid within its grammar, a new language.  A language which is somewhat universal and which, with the ambition of representing the convulsed action which characterizes the metaphysical and the living in its totality, intends to sharpen the experience of renewed perception.  A painting which refutes a tautological narration and in the exploration of living metaphor provokes, begs for, dialogue.

Fin dalla nascita siamo indottrinati a relazionarci con la realtà tramite categorie distintive retrograde, con la superficiale convinzione che alla complessità del vivere debba corrispondere un’azione di banale catalogazione. La nostra esistenza è infinitamente più stratificata. È un confluire di eventi che si sovrappongono dove le fallaci distinzioni di bianco e nero lasciano posto ad una verità comprensibile solo nella dimensione della reciprocità. 
La mia pittura intende investigare questa realtà in costante ibridazione.

Osservo il vivente ed esperisco il disatteso bisogno di stasi che ci accomuna. Individuo in questa inarrestabile spinta bipolare della vita la caratteristica essenziale su cui incentrare la mia ricerca. Questo moto perpetuo in cerca di pace muove e com-muove il mio dipingere nella rincorsa primitiva del colore. Stratificazioni di cromie si impongono fisicamente l’una sull’altra creando note inaspettate. Azione e reazione, imposizione e resistenza, sono solo alcune della dinamiche generative che mi permettono di investigare direttamente le relazioni ibride del vivente. Il pigmento sembra voler fuggire la superficie in estroflessioni materiche dando al dipinto una natura scultorea, dinamica, viva. La stesura fisica della pittura segue l’intenzione di un orientamento ortogonale, che crea però campiture cromatiche organiche, libere da condizionamenti prefissati, manifestando così nella distonia, nell’accidente, l’inafferrabilità di una realtà troppo complessa all’animo umano e conseguentemente la fragilità degli stessi linguaggi chiamati a comprenderla. Ci troviamo di fronte ad una pittura ibrida fin nella sua grammatica, e quindi di fronte ad un linguaggio nuovo. Un linguaggio in qualche modo universale che, nell’ambizione di rappresentare l’azione convulsa e pulsante che caratterizza il metafisico come il vivente nella sua totalità, intende acuire l’esperienza di una realtà rinnovata dalla nostra percezione. Una pittura quindi che rifiuta una narrazione tautologica, ma che, esplorando la metafora del vivente, provoca, supplica per il dialogo.